Molte persone trovano confusi e difficili da capire i nomi delle persone del passato.
Che cos’è la parte del nome simile a un secondo nome? Dove sono finiti, dopo il periodo Kamakura, i numerosi Fujiwara, Minamoto e Taira del periodo Heian? Questo articolo spiega i tre uji (氏), i tre sei e come sono collegati.
La struttura dei nomi giapponesi
Prima dell’epoca Edo
Forma base = uji (氏) + «no» + (kabane (姓)) + imina (諱, nome personale)
myōji (苗字, 名字) + tsūshō (通称) / kanto-juryō-mei (官途受領名) + uji (氏, hon-sei 本姓) + kabane (姓) + imina (諱, nome personale)
uji (氏, hon-sei 本姓) + kabane (姓) + myōji (苗字, 名字) + tsūshō (通称) + imina (諱, nome personale)
Esempio: Tokugawa Jirosaburō Minamoto no Ason Ieyasu
Esempio: Minamoto no Ason Tokugawa Jirosaburō Ieyasu
Dall’era Meiji in poi
Forma base = shi (氏, cognome) + na (名, nome personale; imina 諱)
La forma base è il familiare «shi + na» (cognome + nome).
A differenza del periodo precedente l’epoca Edo, shi (氏) dall’era Meiji in poi ha due significati: il cognome e un titolo onorifico. Il cognome è, in breve, il myōji (苗字, 名字).
«Sei-mei» (姓名) dall’era Meiji in poi indica questo shi-mei (氏名). In altre parole, «sei» (姓, letto sei) dall’era Meiji in poi significa shi (氏), il cognome.
Na (名, mei) è il nome personale ed è ciò che prima dell’epoca Edo si chiamava imina (諱).
Capita di incontrare una persona con un nome che sembra contenere un secondo nome, ma poiché nel koseki (戸籍, registro di famiglia) non esiste una colonna per il secondo nome, sembra che venga inserito insieme nella colonna del na (nome personale). Cioè sembra non un secondo nome ma una parte del nome personale.
Nei documenti ufficiali prima della guerra si usava il seguente ordine, comprese le onorificenze:
carica + grado + rango di corte + ordine al merito + classe di merito + titolo nobiliare + titolo accademico + nome
Esempio
- Primo ministro, Maresciallo e Generale dell’esercito, Primo rango superiore, Gran Ordine del Crisantemo, Prima classe di merito, Duca, Dottore in giurisprudenza, Nihon Tarō
La Prima classe di merito (kō-ikkyū) è una delle classi di merito legate all’Ordine dell’Aquilone d’Oro, conferito solo al personale militare e ai dipendenti civili delle forze armate.
Riferimento: Wikipedia (in giapponese): Sistema delle onorificenze del Giappone
Nel Meiji 4, il 12 ottobre (24 novembre 1871), fu emanato il Seishi Fushō-rei (姓尸不称令, Decreto del Consiglio di Stato n. 534 del Meiji 4). Esso stabiliva che «sei-shi» (姓尸, sei e kabane) non sarebbe più stato scritto in alcun documento ufficiale e che sarebbero stati usati soltanto «myōji e nome reale» (苗字實名)[66]. Prima di allora il governo Meiji aveva realizzato l’unificazione di «shi (氏, uji) = sei (姓, hon-sei) = myōji (苗字) = myōji (名字)» in due fasi: l’Heimin Myōji Kyoka-rei (平民苗字許可令, Decreto del Consiglio di Stato n. 608 del Meiji 3) del Meiji 3 (1870)[67] e la compilazione del Jinshin Koseki (壬申戸籍) nel Meiji 5 (1872). In questo modo si pose fine alla confusione su uji, sei, tsūshō e nomi reali che era seguita alla Restaurazione Meiji[68]. Di conseguenza gli antichi uji come «Fujiwara» e i kabane come «Ason» esaurirono completamente il loro ruolo. Dopo il Jinshin Koseki, gli antichi kabane, insieme agli antichi uji con cui erano stati uniti, furono completamente sostituiti dall’unico «shi (氏, uji) = sei (姓, hon-sei) = myōji = myōji», stabilito su base giuridica. Questo nuovo sistema di uji e sei fu stabilito per tutti i cittadini giapponesi dall’Heimin Myōji Hissho Gimu-rei (平民苗字必称義務令, Decreto del Consiglio di Stato n. 22 del Meiji 8) del Meiji 8 (1875)[69].
Riferimento: Wikipedia (in giapponese): Kabane
Uji (氏) e hon-sei (本姓) = il nome del clan
Uji (氏) e hon-sei (本姓) indicano il nome del clan della linea maschile. Esempi sono Minamoto, Taira e Fujiwara. Tra l’hon-sei (nome del clan) e l’imina (nome personale) si inserisce la parola «no». A differenza del cognome, in linea di principio non può essere cambiato. L’uji o l’hon-sei di un figlio naturale è quello del padre naturale.
Il motivo per cui si chiama anche hon-sei (本姓, «sei originale») è che il myōji (苗字, 名字) si diffuse a partire dalla tarda epoca Heian: significa dunque il sei originale = il nome del clan.
Un malinteso molto diffuso consiste in affermazioni come «il clan 〇〇 è un Fujiwara» o «la famiglia 〇〇 è un Minamoto». Tuttavia, a differenza del myōji (苗字, 名字), l’uji (氏) e l’hon-sei (本姓) sono il nome del clan della effettiva linea maschile. Perciò, quando entrava un genero adottato nella famiglia (muko-yōshi, 婿養子) con un hon-sei diverso, da allora in poi l’hon-sei differisce da quello del genitore adottivo e delle generazioni precedenti. Questo significa che, se tra i successivi capifamiglia ci sono generi adottati, non c’è problema se il genero appartiene allo stesso clan, ma se proviene da un clan diverso, cioè se la famiglia non è proseguita per generazioni attraverso la stessa linea maschile, è inesatto dire «il clan 〇〇 è un Fujiwara» o «la famiglia 〇〇 è un Minamoto».
A meno che non sia chiaro che la stessa linea maschile sia proseguita per generazioni, affermazioni come «il clan 〇〇 è un Fujiwara» o «la famiglia 〇〇 è un Minamoto» possono riferirsi soltanto all’hon-sei della prima persona che usò quel myōji.
Quanto al «no» tra l’hon-sei (nome del clan) e l’imina (nome personale): anche alcuni nomi europei hanno una preposizione corrispondente a «no» tra il nome personale e il cognome. Esempi: von in Germania, de in Francia, di in Italia, de in Spagna.
Kabane (姓)
Il kabane (姓) è qualcosa di simile a un titolo di rango dei tempi antichi. Esistono Ason (朝臣), Sukune (宿禰) e altri; veniva tramandato insieme all’hon-sei (nome del clan) e aggiunto a esso. Esempio: Fujiwara no Ason.
I caratteri sono gli stessi, il che crea confusione, ma è del tutto diverso dal «sei» (姓, letto sei) della parola di uso comune «sei-mei» (姓名).
Myōji (苗字, 名字) = cognome di famiglia
Il myōji (苗字, 名字) è il nome di famiglia (家名, kamei). Poiché è un nome di famiglia, a differenza dell’hon-sei, che è un nome di clan, non era necessariamente limitato alla linea maschile di discendenza naturale. Quando un genero veniva adottato nella famiglia, il myōji veniva comunque tramandato, ma chi non assumeva i riti ancestrali della famiglia (come i figli di concubine) spesso prendeva un myōji diverso.
Esistono varie teorie popolari sul myōji (苗字, 名字), ma la sua radice è, in linea di principio, la sede d’origine della prima persona di ciascuna famiglia.
Tra le storie sul myōji, insieme al malinteso che i popolani dell’epoca Edo non avessero un myōji, sono particolarmente diffusi episodi come l’averlo ricevuto da un signore o l’aver adottato tutti lo stesso nome nella stessa zona, ma naturalmente erano eccezioni. Normalmente una famiglia aveva un myōji tramandato dagli antenati.
È noto da tempo che l’idea che i popolani dell’epoca Edo non avessero un myōji sia un malinteso e che potessero usarlo privatamente anche se non potevano usarlo ufficialmente. In realtà, tuttavia, anche per i samurai e i nobili di corte il myōji era un nome privato, e nei documenti ufficiali venivano scritti come hon-sei + imina.
Come detto sopra, il myōji (苗字, cognome di famiglia) e l’hon-sei (本姓, nome del clan) sono cose diverse, quindi se a un certo punto entrava un genero adottato e la linea maschile della famiglia cambiava, anche l’hon-sei cambiava a partire da quella generazione. Si sente spesso dire da persone, libri e documenti che «la famiglia 〇〇 (= la linea familiare che porta il myōji 〇〇) è un Minamoto», ma in molti casi si tratta di keizu (系図) che registrano un nome di clan che non è vero (不実本姓), oppure nascono dal malinteso che l’hon-sei vada con il myōji, perciò occorre prima dubitare che sia vero. Tutto ciò che si può sapere è che il clan d’origine del fondatore della famiglia = la prima generazione può essere stato quello, e si deve verificare se dalla seconda generazione in poi sia entrato un genero adottato. Le persone di molto tempo fa che cominciarono a dire «la famiglia 〇〇 (= la linea familiare che porta il myōji 〇〇) è un Minamoto» dovevano rivendicare un lignaggio il più possibile vantaggioso politicamente. Anche se a un certo punto avevano accolto un genero di una linea maschile sconveniente, presumibilmente continuarono a rivendicare l’hon-sei del fondatore per nasconderlo; le generazioni successive persero memoria di tali circostanze ed ereditarono l’affermazione degli antenati e, oggi, quando le persone conoscono ben poco l’hon-sei, non avrebbero motivo di verificarlo se non fossero interessate.
Di tanto in tanto ci sono esempi, passati e presenti, come «il clan 〇〇 del sei Date», che scrivono il myōji della famiglia prima della sua ramificazione come se fosse un hon-sei. Poiché un myōji non è un hon-sei, si tratta di un modo di scrivere che induce in errore chi non è ben informato. Andrebbe invece scritto qualcosa come «il clan 〇〇 della linea Date dei Fujiwara settentrionali».
Tsūshō (通称) = kemyō, haikō-mei, kanto-juryō-mei, jikan, aza-na e gō
Prima dell’epoca Edo l’imina (諱, nome personale) non si usava nella vita quotidiana, perciò al posto del nome personale si usava un kemyō (仮名) o un kanto-juryō-mei (官途受領名).
Un haikō-mei (輩行名) è in sostanza un nome derivato dall’ordine di nascita (Tarō, Jirō e così via). Tuttavia, anche un haikō-kemyō di Jirō o inferiore veniva normalmente tramandato di generazione in generazione all’erede, quindi anche se una persona aveva l’haikō-kemyō «Saburō», è un errore concludere affrettatamente che fosse un terzogenito.
Un kanto-juryō-mei (官途受領名) è un kemyō che prende il nome da una carica ufficiale, come Mutsu-no-kami. Fino al periodo Kamakura circa sembra che il caso di base fosse la nomina effettiva alla carica, ma dal periodo Muromachi in poi sembra che un signore conferisse tali nomi ai propri vassalli (juryō-mei), oppure che le persone li assumessero di propria autorità (jikan).
Molte persone usavano sia un haikō-kemyō sia un kanto-juryō-mei.
Dall’era Meiji in poi il nome personale veniva iscritto nel koseki, ma nei primi anni Meiji sono frequenti anche i casi in cui nel koseki veniva dichiarato un tsūshō e l’imina (諱, nome personale) veniva usato in modo non ufficiale. Casi simili possono forse esistere ancora oggi. Per questo motivo, nella ricerca genealogica non si dovrebbero considerare assolute le voci dei koseki dei primi anni Meiji e si dovrebbe verificare con attenzione se esistesse un imina (nome personale).
Kyūsei (旧姓)
Dall’era Meiji in poi il nome di famiglia = myōji (苗字, 名字) venne iscritto nel koseki come shi (氏). Lo shi precedente di una persona il cui shi è cambiato per matrimonio o adozione si chiama kyūsei (旧姓), e non richiede ulteriori spiegazioni.
Tuttavia faccia attenzione alla differenza rispetto all’hon-sei e al kabane (姓). L’hon-sei significa il vero sei, cioè il nome del clan (uji) uscito dall’uso quotidiano con l’affermarsi del myōji (苗字, 名字), mentre il kyūsei è lo shi precedente al matrimonio o all’adozione.
Imina (諱) = nome personale
Prima dell’epoca Edo, le occasioni in cui si usava il nome personale erano quando si veniva chiamati dai genitori o dai superiori e quando era scritto nei documenti ufficiali. Era scortese che chiunque altro chiamasse una persona con il nome personale, perciò al suo posto si usava un tsūshō o un kanto-juryō-mei.
Yōmyō (幼名)
Aza-na e gō (字・号)
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